Cina 2026: la nostra via della seta

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Una storia racconta che Madama Xiling, moglie principale del semi mitico Imperatore Giallo che regnò attorno al 2.600 a.C.,, stava bevendo il tè sotto un albero di gelso quanto un bozzolo le era caduto nella tazza e lì aveva cominciato a disfarsi; raccogliendo quel filo luccicante, la donna si era resa conto che era resistente abbastanza da essere tessuto.

La Cina è così, come la seta, un intreccio fra antico e moderno dove non si percepisce il punto di giunzione fra trama e ordito. Il quadro di insieme è un perfetto equilibrio fra la lentezza della cerimonia del tè a Beijing e lo slancio ingegneristico dei grattacieli a Shanghai.

Yin e Yang le due forze opposte e complementari della filosofia cinese che formano insieme la totalità dell’universo, sono alla base di ogni scelta, se pur agli antipodi rispetto alla nostra cultura e vivere quotidiano.

Quando si visita un paese le cui radici affondano in una tradizione millenaria, è bene ricordarsi di essere degli esploratori, dei Marco Polo post-moderni, che nonostante le comodità dei viaggi del giorno d’oggi, devono entrare in punta dei piedi nelle pieghe della storia.

Nella lingua cinese, Cina è tradotto con il termine Zhonghua che significa “splendore”, “radiosità” o “prosperità”, ed era il nome di una delle due antiche tribù di coloni del Fiume Giallo, dalla quale i cinesi sostengono di discendere. Il termine fa riferimento a una civiltà con i suoi miti, le sue leggende, la sua storia e la sua cultura.

Nella lingua cinese, Cina è tradotto con il termine Zhonghua che significa “splendore”, “radiosità” o “prosperità”, ed era il nome di una delle due antiche tribù di coloni del Fiume Giallo, dalla quale i cinesi sostengono di discendere. Il termine fa riferimento a una civiltà con i suoi miti, le sue leggende, la sua storia e la sua cultura.

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E allora ecco il Palazzo d’Estate a Pechino dedicato alla longevità, l’immensità della città Proibita, la quiete dei monasteri buddhisti ed il rispetto e la coesistenza di ogni filosofia, sistema di pensiero o insieme di credenze popolari, culto degli antenati, sciamanesimo e rispetto per la natura. Nei siti archeologici di massima rilevanza quali la Muraglia cinese e l’esercito di terracotta, infatti, si vedono spesso giovani coppie con i loro figli e i nonni, tutti assieme per onorare questi luoghi simbolo della loro cultura.

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Fra le maggiori tappe, la nostra Via della seta si è srotolata da Pechino a Xi’an, da Chendung a Shanghai, dove abbiamo potuto assaggiare alcune delle varianti delle otto grandi tradizioni regionali della cucina cinese attorno ai tavoli rotondi sui quali comparivano piatti tanto eclettici quanto deliziosi.

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Nella brevità di questo diario non è facile raccontare il caleidoscopio di emozioni del nostro gruppo di fronte alla maestà di alcune opere: la lunghezza infinita della celeberrima Muraglia, il silenzio della Via Sacra, il Buddha di 71 metri scolpito nella pietra per placare le acque impetuose dei fiumi. Dentro ogni opera umana, anche dei grattacieli che si ammirano dal diciottesimo piano della Shanghai Tower a 545 metri di altezza, vi è lo spirito del drago che incarna buon augurio, saggezza, forza e prosperità.

Forse perché questo drago è formato dalla fusione di più animali, serpente, pesce, aquila, tigre, che rappresentavano alcune delle antiche tribù cinesi. Per secoli, infatti, il drago ha rappresentato l’autorità suprema ed era l’emblema esclusivo dell’Imperatore, ritenuto figlio del Cielo. Accanto all’Imperatore non poteva mancare l’Imperatrice, il cui animale simbolo era la fenice, segno di rinascita.

Da ultimo, ma non per minore importanza, il panda gigante, altro animale cinese per antonomasia, curato, quasi venerato, perché ricorre spesso in ogni angolo della Cina.

Il tutto è stato reso possibile dall’impeccabile planning del viaggio, studiato in ogni dettaglio, la dolcezza e fermezza della nostra guida Cecilia in perfetto stile Yin e Yang e lo spirito di stupore dei partecipanti, veri viaggiatori del mondo.

Xièxiè (grazie).
Giulia